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Questo breve articolo non vuole essere un
trattato di navigazione aerea, ma una descrizione dei sistemi
disponibili per determinare la posizione dell’aeromobile prima
dell’avvento delle radioassistenze o con l’uso di quelle ormai
obsolete.
Navigazione aerea in assenza di metodi
radioelettrici ausiliari
Scopo base della navigazione è quello di
conoscere in ogni momento la propria posizione nello spazio.
Per rappresentare questa posizione si usano le
carte aeronautiche, che, con buona approssimazione, rappresentano
la superficie terrestre, curva, proiettata su di una superficie
piana. La posizione è definita da valori di latitudine e
longitudine, e per gli aeromobili, l’altitudine.
La descrizione delle carte, così come la
definizione di latitudine, longitudine ed altitudine non sono
oggetto di queste note.
La forma più semplice di navigazione è la navigazione
stimata, basata su tre elementi fondamentali: la bussola, l’anemometro
e l’orologio. Conoscendo rotta, velocità e tempo trascorso si
può in ogni momento con semplici calcoli riportare sulla carta la
propria posizione rispetto ad un punto di partenza o precedente.
Il metodo è soggetto ad errori indotti dagli
strumenti e da fattori esterni, quali ad esempio, le variazioni di
campo magnetico e i venti.
Si può rettificare la navigazione stimata
rilevando la posizione di oggetti quali monti, fiumi, ferrovie o
abitati, laddove questi esistono e sono riconoscibili, e viene
definita come navigazione terrestre o a vista.
Per lungo tempo, fino agli inizi della II
Guerra Mondiale, questa è stata la sola navigazione comunemente
praticata sia dagli aerei civili che militari, che comunque non
erano normalmente impiegati su tratte molte lunghe. Particolare
rilevanza avevano allora le ferrovie, che costituivano con le loro
rotaie e i cartelli delle stazioni, un valido riferimento!
Raccontava un anziano pilota militare che in
mancanza di carte aeronautiche ufficiali, qualcuno comprava a
proprie spese le carte stradali del Touring Club e l’orario
ferroviario, e volava, almeno sul territorio italiano, con quei
soli aiuti.
La navigazione a vista e tuttora praticata per
il volo VFR (Visual Flight Rules), ora possibile anche con FS2002,
grazie agli scenari Mesh Terrain e landclass che riproducono
sempre più fedelmente l’orografia e la "tessitura"
del terreno.
Dove però non esistono riferimenti a terra,
come ad esempio per lunghe tratte sull’oceano, bisognava
ricorrere ad altri mezzi per poter verificare ed eventualmente
correggere la stima.
Per lungo tempo, quando ancora non esistevano i
radioaiuti dell’epoca moderna, gli unici riferimenti esterni
erano gli astri: il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle.
La posizione di questi corpi celesti rispetto
allo spazio ed alla terra è riportata nelle "Effemeridi
Nautiche", pubblicazioni di enti preposti (in Italia ad
esempio l’Istituto Idrografico della Marina Militare). Rilevando
col sestante e la bussola di rilevamento, la posizione di un astro
rispetto ad un orizzonte di riferimento in prossimità dell’osservatore
(retta d’altezza) e confrontandola, tramite opportuni calcoli
matematici e trigonometrici, con quella riportata dalle
Effemeridi, si può ricavare la distanza tra il punto reale e
quello stimato. Il procedimento presuppone quindi la conoscenza
delle nostre coordinate approssimate. Ecco perché la
conoscenza del punto stimato diviene estremamente importante.

Cabina del
navigatore, Fokker F.XII, 1935
Si tratta quindi della navigazione
astronomica, che però richiede un cielo visibile, non coperto
dalle nubi, la visibilità dell’orizzonte e la conoscenza degli
astri, soprattutto pianeti e stelle, giacchè tutti conoscono il
sole e la luna.
Il punto astronomico può essere ottenuto di
massima tre volte al giorno: al crepuscolo nautico mattinale e al
crepuscolo nautico serale con osservazioni stellari, ed al
passaggio del sole al meridiano superiore (cioè al mezzogiorno
locale), avendo però cura di osservare il sole prima e dopo il
passaggio stesso in un arco di tempo di circa due ore.
Il crepuscolo è necessario per poter vedere
sia le stelle che l’orizzonte e determinarne l’ascensione
retta. Per quanto riguarda le osservazioni diurne, la meridiana
permette di determinare la latitudine ed integrata da due rette d’altezza,
precedente e seguente la meridiana e opportunamente trasportate,
anche un buon punto astronomico.
Un buon osservatore, in possesso delle
Effemeridi ed opportune tavole di calcolo, può determinare il
punto astronomico in qualche decina di minuti.
Questo metodo, trasferito all’aeronautica dal
mondo nautico, è stato ampiamente usato dagli albori della
navigazione aerea fino a ben oltre la fine della seconda guerra
mondiale, quando gli aeroplani avevano però delle velocità
relativamente basse, che consentivano osservazioni spazialmente
ravvicinate.
Ad esempio, il Douglas DC-4 impiegato per voli
a lungo raggio durante il famoso Ponte di Berlino nel 1948-49 e
dotato di cupola per osservazioni astronomiche, aveva una
velocità di 195 nodi, per cui nel tempo necessario a determinare
il punto astromico e correggere la stima, erano state percorse
solo circa 50 miglia.
Nella figura 2 è evidenziata la cupola
trasparente per le osservazioni astronomiche.

La cupola per le
osservazioni astronomiche di un DC 4
La Navigazione Radioassistita
La navigazione stimata, oltre che col metodo
terrestre ed astronomico, può essere rettificata controllando la
posizione nello spazio, captando a bordo con opportuni ricevitori
le radio-onde provenienti da stazioni trasmittenti dislocate a
terra o in mare.
A grandi linee il principio su cui si basa la
maggior parte di questi sistemi, consiste nella misura dell’azimut
di provenienza di un radiosegnale per giungere dal trasmettitore
al ricevitore di bordo, o nella misura della differenza di tempo o
di fase con la quale arrivano al ricevitore di bordo due segnali
trasmessi in sincronia da due stazioni a terra o in mare.
Al primo gruppo, azimutale, appartengono i
radiofari circolari, direzionali e ruotanti; al secondo gruppo,
iperbolico appartengono, tra gli altri, il Loran e il Decca.
Per potersi servire di questi ausilii
radioelettrici gli aerei devono essere equipaggiati con dei
ricevitori adatti ai vari sistemi. Si va dalle semplici riceventi
per segnali acustici, a più sofisticati radiogoniometri per
misurare l’azimut di un radiofaro circolare a ricevitori
speciali per i sistemi Loran e Decca, unitamente a speciali carte
aeronautiche a varia scala in cui sono sovraimpresse a colori le
famiglie di iperboli che permettono al navigatore di stabilire la
posizione.
Un tipo di radiofaro, impiegata ad
esempio anche dalla Regia Aeronautica prima e durante la seconda
guerra mondiale, consisteva in una stazione a terra che
trasmetteva due segnali distinti nei quattro quadranti., la
lettera in codice Morse A (punto, linea) nel primo e terzo
quadrante e la lettera N (linea punto) nel secondo e quarto
quadrante. Sulla linea di intersezione dei quadranti, i due
segnali si sovrapponevano e diventavano un segnale continuo. Il
segnale era ricevuto in cuffia tramite una normale radio
ricevente.
L’orientamento, che comunque era sempre
basato su una conoscenza approssimativa della posizione stimata,
avveniva nel modo seguente: se volando in una certa direzione l’intensità
del segnale aumentava, voleva dire che ci si avvicinava alla
stazione (il contrario se diminuiva). In base a quale lettera si
sentiva (A o N) si sapeva in quale quadrante ci si trovava e di
conseguenza accostando a destra o sinistra fino a che il segnale
diventava continuo, si individuava la rotta da seguire per
arrivare sicuramente sulla verticale della stazione a terra.
Naturalmente la precisione del sistema era
affidata in larga parte alla qualità degli apparati riceventi di
bordo, qualità che lasciava molto a desiderare soprattutto in
condizioni atmosferiche avverse, cioè quando c’era più bisogno
di una localizzazione radioassistita.
Lo strumento base per la determinazione della
direzione di provenienza di un segnale radioelettrico è il radiogoniometro.
Lo strumento è antico quanto la radiotelegrafia, e primi
esperimenti in questo campo furono eseguiti proprio da Guglielmo
Marconi agli inizio del 1900. La figura illustra un
radiogoniometro del 1907 in grado di captare e determinare la
direzione di provenienza di trasmissioni Morse di stazioni fisse o
mobili (su dirigibili).

Radiogoniometro
Bellini-Tosi, 1907
Da qui al suo impiego in aviazione il passo è
stato relativamente lungo. I primi radiogoniometri istallati a
bordo di aerei fanno la loro apparizione nel periodo tra le due
guerre mondiali, solo a bordo di aerei di grandi dimensioni, a
causa del peso e dell’ingombro degli apparati. Caratteristica
esterna era l’antenna girevole formata da uno o due anelli
intersecantisi.

Lockheed Electra
10A con radiogoniometro
Il funzionamento è intuitivo. Individuata, con
l'ausilio delle carte aeronautiche e dei radioservizi alla
navigazione, la frequenza di un radiofaro la cui portata fosse
superiore alla distanza a cui ci si trovava dal faro stesso,
sintonizzato il radiogoniometro alla stessa frequenza e captato il
segnale, si doveva 'girare' l'antenna finchè il segnale
scompariva, (questo perché è di più facile individuazione il
minimo che non il massimo del segnale) e, individuato il minimo,
leggere su una apposita bussola il rilevamento radiogoniometrico
equivalente ed eventualmente tracciarlo sulla carta.
E’ di quegli anni l’istituzione presso l’Idroscalo
di Orbetello della Scuola di Navigazione Aerea d’Alto Mare, con
lo scopo di formare gli equipaggi per le grandi trasvolate
atlantiche verso il Sud e Nord America.
La navigazione aerea oceanica prevedeva sia l’uso
della navigazione astronomica sia della radionavigazione con
radiogoniometro ad onde corte, che captava le emissioni di
stazione RT imbarcate su navi appoggio dislocate lungo la rotta
presunta.
Nel 1933 durante la famosa Crociera del
Decennale, la squadra aerea italiana ha compiuto il primo volo con
navigazione strumentale della storia, di 2400 km., dall’Islanda
agli Stati Uniti usando il radiogoniometro e i segnali della
stazione RT della nave appoggio "Alice" posizionata al
largo delle coste del Labrador.

Il sistema tedesco
Peil G6 usato sui grossi aerei tedeschi durante la II G.M.
La disponibilità a bordo di apparati radio era
soggetta anche al peso e all’ingombro di quegli apparecchi, che
li rendevano inadatti agli aeroplani da caccia. Ad esempio, la
prima serie del Macchi MC 205 aveva istallata, come nuova
apparecchiatura, una ricetrasmittente Allocchio- Bacchini che
pesava 40 kg., aveva le dimensioni di una valigetta 24 ore ed era
così imgombrante e malcomoda da usare che venne immediatamente
sbarcata.
E con questo veniamo ai giorni nostri con l’ADF,
(Automatic Direction Finder, con cui sono equipaggiati molti degli
aeroplani dell’aviazione simulata), un radiogoniometro che
riceve i segnali di un radiofaro circolare, l’NDB (Non
Directional Beacon).
Rimandiamo qui ad altri articoli, tutorial e
pubblicazioni per la descrizione di questo ed altri sistemi in uso
oggi.
N.B. La Parte
Seconda di queste note sarà dedicata ai sistemi Decca, Loran ed
Inerziali
Febbraio 2003 |