Introduzione
Anno 1961.
Quarantatrè anni fa forse molti dei miei tre “manzoniani”
lettori non erano ancora nati. Anche per questo voglio
riproporre qui la simulazione di un volo storico che aveva
regolarmente luogo in quegli anni.
L’Alitalia aveva allora in flotta il Douglas
DC-8-42, un quadrimotore vero purosangue dei cieli, con il
quale, tra le altre, copriva la rotta Roma-New York, con scalo a
Milano Malpensa e a Montreal.
Il DC-8 è stato uno dei primi jet
commerciali, nato a metà degli anni Cinquanta in competizione
col Boeing B 707, per assicurare i collegamenti interni in USA e
quelli intercontinentali fino ad allora effettuati per la
maggior parte coi DC-6 e DC-7.
Il primo DC-8-10 volò il 30 maggio 1958,
equipaggiato con quattro Pratt & Whitney JT3C-6 da 6.123
Kg/spinta; a questo seguirono diverse versioni con diverse
motorizzazioni, tra cui appunto
il DC-8-42 con 4 turbofan inglesi (i primi della storia)
Rolls-Royce Conway da 7.938 Kg/spinta.
Caratteristiche di questo aereo erano:
Peso operativo a vuoto:
62.460 Kg. (137.700 lb)
Carico pagante max:
19.552 Kg. ( 43.105 lb)
Carburante:
88.577 litri ( 23.400 US gal, 156.780 lb)
Peso a pieno carico (MTOW):
130.400 Kg. ( 287.500 lb)
Autonomia:
7.242
Km. ( 4.000 nm)
Velocità di crociera:
Mach 0.80 a 30.000 ft.
Passeggeri:
176 passeggeri su due file di tre sedili
L’equipaggio di volo era formato da due
piloti, un ingegnere ed eventualmente un navigatore.
Negli anni seguenti l’Alitalia acquistò
anche la versione più performante e capiente, il DC-8-62,
equipaggiata con i Pratt & Whitney JT3D-7. La produzione del
DC-8 cessò nel 1972.
Nel 1985, con l’entrata in vigore delle
norme FAA sulla limitazione delle emissioni e del rumore, i DC-8
ancora in servizio ed equipaggiati coi JT3D, nonostante fossero
poco più vecchi di 10 anni, non poterono più volare negli USA
e in altri paesi. Furono quindi convertiti sostituendo i motori
con le turboventole CFM56-2-1C, diventando DC-8-71, e così
continuano a volare ancora oggi soprattutto in versione Cargo.
Inoltre molti DC-8 con i vecchi motori JT3D
volano tuttora dove non esistono particolari restrizioni
ambientali.
Una nota personale: ho volato con un DC-8
della Capitol Airlines tra Los Angeles e New York nel giugno
1980.
Il velivolo e la strumentazione
Il volo Alitalia AZ 652 Roma-New York, come
detto, prevedeva uno scalo a Malpensa ed uno a Montreal in
Canada. Agli effetti del volo che voglio ripetere in
simulazione, prendo in considerazione solo la tratta
intercontinentale tra Malpensa e Montreal, quella più
interessante ai fini della navigazione, in particolare della
navigazione inerziale.
Per questo volo ho scelto il DC-8-42 dell’Historic
Jetliners Group in livrea Alitalia I-DIWA battezzato “Amerigo
Vespucci”, al sito http://www.simufly.com/hjg/,
ed il relativo pannello, opportunamente modificato per ospitare
anche l’INS.
Il DC-8-42 era equipaggiato da un sistema di
navigazione inerziale che viene riprodotto virtualmente dall’INS
Delco Carousel IV-A. La replica di questo strumento è stato
realizzato in versione compatibile con MS FS2004, ed è
disponibile al sito http://www.simufly.com/ins/,
assieme ad una corposa documentazione, indispensabile per
poterlo usare.
Indicati
con contorno rosso i comandi aggiunti per attivare l’INS
Il pannello con gli strumenti
dell’INS
Naturalmente tutta
la strumentazione è analogica, e non esiste GPS o Flight
Management System. Anche l’autopilota è un semplice Sperry
SP30 a due assi che permette solo di mantenere la rotta
impostata sull’HSI e il rateo di salita o discesa impostato
tramite un trim; la quota si mantiene, una volta raggiunta, solo
impostando il rateo a zero. L’allarme di quota (altitude
alerter) serve solo a ricordare al pilota la quota impostata e
fa suonare un cicalino quando la si raggiunge.
Inoltre l’autopilota
permette, in fase finale, di seguire un localizzatore o un ILS
(intercettabile solo da sotto) e ad una velocità inferiore ai
180 kts.
Non esiste
autothrottle
Questo
autopilota, pur alleviando il lavoro del pilota, esige costante
attenzione.
La
Pianificazione del Volo
Il sistema
di rotte prestabilite sul Nord Atlantico, NAT, è stato
introdotto solo alla fine degli anni Settanta, quindi nel 1961,
anno della mia simulazione, le rotte transatlantiche erano
decise di volta in volta dall’equipaggio in base alle
condizioni meteo e alla relativamente limitata autonomia degli
aeromobili. Non sapendo come risalire alla vera rotta seguita
dal volo AZ 652, mi sono affidato al programma Routefinder ( http://rfinder.asalink.net/free/
), specificando l’esclusione delle NATs.
Il
risultato è il seguente:
LIMC
SID AOSTA UL615 MOLUS UN853 IXILU UL47 EPL UM624 DIK UN852 LUTOM
UR7 LOPIK UN852 ZANDA UR7 SPY UL7 SUM UM125 SIDER G11 MY G3 KEF
5E20 OZN 5E23 5950N 5E22 HO N292 YBC J555 YQB J560 PLB STAR CYMX
Si tratta di un volo
di 3.750 nm, che passa a nord della Gran Bretagna, dall’Islanda
e a sud della Groenlandia per raggiungere Terranova in Canada
all’NDB di Hopedale (HO).
In alternativa,
prendendo in considerazione le NATs, il medesimo programma
fornisce quest’altro piano di volo:
LIMC
SID AOSTA UL615 MOLUS UM729 DJL UH10 AGOGO UM729 RBT UL851 LGL
UN502 JSY UN160 LIZAD UR40 GAPLI UN513 GIPER UN512 LIMRI NAT-F
YAY N188 YRI J560 PLB STAR CYMX
di sole 3.424 nm,
utilizzando le NAT-F del giorno. Si decide pertanto di
utilizzare questa rotta e di impostare di conseguenza nell’INS
gli 8 punti rilevanti per la traversata atlantica.
Questi sono:
LIZAD
N49°35’25’’ W004°19’49’’
GAPLI
N50°00’00’’
W008°00’00’’
GIPER
N51°00’00’’
W012°00’00’’
LIMRI
N52°00’00’’ W015°00’00’’
53N020W
N53°00’00’’ W020°00’00’’
54N030W
N54°00’00’’ W030°00’00’’
54N040W
N54°00’00’’ W040°00’00’’
53N050W
N53°00’00’’ W050°00’00’’
e procedere da qui
fino ad intercettare il VOR di St.Anthony (YAY).

Questo piano di volo ha inoltre il vantaggio di
essere compatibile con il moderno sistema di aerovie, così da
permettere di effettuare il volo online collegati ad IVAO.
Si procede ora a stabilire le tabelle di consumo e
di carico.
Tabella
Carburante
|
|
FUEL (gal)
|
TIME
|
WT (lb)
|
|
|
DEST CYMX
|
13500
|
6.47
|
90450
|
|
|
RESV
|
1500
|
0.45
|
10050
|
|
|
ALTN
|
1000
|
0.30
|
6700
|
CYHU
|
|
REQD
|
16000
|
8.02
|
107200
|
|
|
EXTRA
|
1500
|
0.45
|
10050
|
|
|
TAXI/APU
|
300
|
|
2010
|
|
|
TOTAL
|
17800
|
8.47
|
119260
|
|
Tabella
Carico
|
|
WT (lb)
|
|
Empty
|
137700
|
|
Payload
|
30000
|
|
Zero
Fuel
|
167700
|
|
T/O
Fuel
|
117250
|
|
T/O Weight
|
284950
|
|
|
|
|
Trip Fuel
|
90450
|
|
Landing weight
|
194500
|
|
|
|
Con tutto il
carburante necessario per il volo si è al limite della
capacità dell’aereo, e con il numero di passeggeri imbarcati,
si raggiunge quasi il MTOW. Se ne dovrà tenere conto al momento
del decollo e della salita iniziale, che inizialmente sarà fino
a FL310, per aumentare poi fino a FL350 man mano che si
consumerà il carburante e l’aereo diventerà più leggero.
Mezz’ora prima dell’ora
prevista per il decollo si accendono le piattaforme inerziali e
si inseriscono le
coordinate della posizione al gate. Questo è necessario per
permettere l’allineamento delle piattaforme stesse, operazione
che richiede circa 15 minuti. Nel frattempo si inseriscono anche
le coordinate dei waypoints selezionati e si procede agli altri
controlli e impostazioni previste dalla check-list.
L’INS può memorizzare solo 9 waypoints, per
cui nella maggioranza dei casi, sarebbe necessario inserire
inizialmente i primi 9 e poi i successivi waypoints man mano che
il volo progredisce. Questo è possibile nel caso di un
equipaggio di due piloti (o avendo un autopilota a tre assi),
perchè da solo, e con questo tipo di autopilota, diventa molto
laborioso pilotare e nello stesso tempo inserire i dati nell’INS.
Allineamento
della seconda piattaforma. La spia verde accesa indica OK
Allineamento
della prima, che aveva avuto un problema iniziale
Inizia
l’inserimento dei Waypoints. I commutatori sono già in
posizione di navigazione
Ottenute le necessarie clearances, il volo AZ
652 rulla verso il punto attesa della 35L di Malpensa sotto un
forte temporale. Nel simulatore è attivato il meteo reale ed il
cattivo tempo che imperversa sull’Italia settentrionale non
risparmia. Le tabelle fornite col modello del DC-8 permettono di
determinare assetti e velocità di decollo.
Con una temperatura esterna di 50°F e 15° di
flaps a pieno carico (285.000 lb) si ha una Vr=145. Durante il
decollo bisogna mantenere la spinta EPR a 1.85, per ridurre a
1.5 una volta staccati da terra ed in salita con un angolo di
15°.
Seguendo alla lettera questi parametri, DC-8
si stacca proprio negli ultimi metri di pista. Sono le 13:25 UTC.
Rientria il carrello e a 200kts anche i flaps. Mantenendo il
controllo manuale si
segue la SID che porta sull’NDB di Romagnano e il DME di
Biella.
A questo punto si attiva l’autopilota in
funzione di velocità verticale di 1500 ft/min mentre le virate
di procedura si eseguono agendo sulla manopola TURN. Le nubi e
la pioggia avvolgono l’aereo mentre la temperatura scende
costantemente.... Raggiunto il DME di Biella e stabiliti sulla
rotta per l’intersezione AOSTA, si attiva nell’autopilota
anche la funzione HDG SEL.
In tutte
queste fasi è importantantissimo concentrarsi anche sulle
manette, in quanto non essendoci l’automatico (autothrottle),
bisogna controllare manualmente la velocità per restare entro i
250 kts. ad ogni cambio di assetto.
Presi da tutte queste manovre si è
dimenticata l’attivazione dell’antighiaccio del Pitot, e
improvvisamente la velocità scende a zero... Un momento di
panico, dal pannello overhead si aziona il relativo interruttore
ed in breve tutto ritorna normale. In questo caso è un
vantaggio non avere l’autothrust, perchè si è
potuto mantenere il controllo della velocità anche senza
anemometro.
Raggiunto
FL100, la velocità aumenta 300 KIAS e l’EPR a 1.70 e
continuando a salire verso il livello finale di 310.
Salendo
oltre le nubi e la nebbia
Non avendo
a disposizione nè FMS nè GPS, si naviga da VOR a VOR, rotta
che per forza di cose devia leggermente dalle moderne aerovie.
Nè possiamo ancora usare l’INS, in quanto è impostato con le
sole coordinate degli 8 waypoints oceanici.
In
volo sul Monte Bianco
Raggiunto
FL310 si porta a zero il rateo di salita tramite la rotella
centrale dell’autopilota e si imposta la velocità a Mach 0.80
Livellati
a FL310, con l’autopilota in modalità IAS HOLD o MACH OLD (M
0.82)
Questa impostazione però non funziona
correttamente, perchè non permette di mantenere la quota. La
possibilità di definire e mantenere una velocità è solo
alternativa al mantenimento del rateo di salita o discesa...,
quindi bisogna tornare a controllare la velocità solo con le
manette, regolando il flussometro del carburante a 3.200 lb/h (PPH),
corrispondenti appunto, a FL310, a Mach 0.80.
Il volo continua regolarmente di VOR in VOR,
utilizzando l’apposita funzione dell’autopilota, fino a
quello di Jersey (JSY). Prima di sorpassarlo si sgancia l’autopilota
dalla modalità LOC/VOR e si aggancia all’INS, già impostato
fin dalla partenza per la tratta 1-2 , cioè la posizione di
partenza, e LIZAD (primo waypoint valido agli effetti dell’INS).
Da questo momento, sono le 14:40 UTC, inizia
la traversata oceanica e la navigazione INS.
In
un’ora e 15 minuti di volo, compresa la salita a FL310, è
stato consumato il 33% del carburante.
In attesa di diventare più leggeri e di poter
salire a FL330, vengono evidenziate le diverse informazioni
fornite dal doppio INS. In questa figura il display dello
strumento di sinistra indica che si sta percorrendo la tratta
1-2, mancano 60 nm/7.2 minuti al WP2, mentre quello di destra
indica rotta (Track) e Ground Speed.
In
questo caso il display di destra indica la direzione ed
intensità del vento
In queste
condizioni di volo l’autopilota è abbastanza stabile, bisogna
solo fare molta attenzione alla velocità, influenzata da venti
forti e variabili, e al consumo che ne potrebbe risentire.
Ad un certo punto, superato il WP5, qualcosa
non va, non scatta la nuova tratta 5-6, ma la distanza dal WP5
aumenta. Un rapido controllo e ci si accorge di aver impostato
male le coordinate del WP6, e di conseguenza l’aereo continua
lungo la rotta precedente. Un momento di panico, un controllo
veloce del manuale e si provvede subito a correggere le
coordinate, selezionando appunto il WP6, e l’INS riporta
prontamente l’aereo in rotta.
Rincuorati da questa operazione riuscita (sono
comunque le prime volte che si armeggia con l’INS), ci si
rende conto che è possibile anche da soli impostare le
coordinate lasciando fare il resto all’autopilota (ma senza
perderlo d’occhio!), quindi si decide di inserire anche le
coordinate dei due VOR, YAY e YRI, successivi al WP9, in quanto
distanti tra loro e dal WP9 più del loro range, e quindi non
subito utilizzabili.
Per far questo è sufficiente sovrascrivere le
coordinate WP1 e WP2, ormai superati, con quelle dei nuovi WP,
in modo che l’INS, arrivato alla fine della tratta 8-9,
ricominci con 9-1, 1-2, ecc.
Un’altra informazione interessante dell’INS
è la visualizzazione della deriva dovuta al vento. Il display
può essere selezionato per indicare appunto velocità e
direzione del vento, la rotta rispetto al Nord Vero (Track) o la
prora (Heading), come mostrato da queste figure ricavate dal
pannello durante la tratta tra il WP6 e il WP7.
Direzione
e velocità del vento
Track
e Ground Speed
Prora
dell’aeromobile rispetto al Nord vero e angolo di deriva a
destra (R) o a sinistra (L)
Come
si vede dalle figure, lungo una rotta di 282.5° e con un vento
da 130° a 57 kts, la prora è di 279.2° per compensare una
deriva di 3° a destra.
I settaggi dell’autopilota in questa fase di
crociera sono indicati nella figura seguente, in particolare l’aggancio
all’INS1, interruttore in altre figure quasi coperto dal
pannello dell’INS.
La navigazione sull’Atlantico procede
regolarmente. Al Wp9, dop 5h e 47’ dal decollo, quando ormai
si è consumato il 65% del carburante e il velivolo si è
alleggerito di 78.000 lb, si sale a FL350, sempre mantenendo la
velocità di Mach 0.80.
Alle 19:20 UTC si arriva dall’altra parte
dell’Atlantico avvistando le coste di Terranova. La traversata
è durata 4h e 40’, ma la strada è ancora lunga prima di
arrivare a Montreal.
A 80 nm dal
VOR YRI sganciamo l’autopilota dall’INS e lo agganciamo
appunto al VOR, continuando così oltre e fino al VOR YQB
(Quebec) che sorvoliamo prima di iniziare la discesa verso
Montreal.
La
citta di Quebec e il San Lorenzo
A Montreal esistono due aeroporti
internazionali, Mirabel e Dorval, ma quest’ultimo è stato
aperto al traffico internazionale solo dopo il 1979, pertanto si
è deciso per Mirabel simulando il nostro volo l’anno 1961.
Questa
è la STAR NAPEE dell’aeroporto Mirabel Intl. (CYMX) di
Montreal.
e questo il METAR corrente di Montreal Mirabel
(CYMX):
CYMX
111600Z 05003KT 8SM FEW110 M01/M05 A3009 RMK AC1 HAZY SLP195
Si decide
dunque per un avvicinamento ILS sulla pista 06.
In questo volo non si è collegati a nessun
network di simulazione di controllo, quindi si decide
autonomamente di iniziare la discesa da FL350 dopo il VOR YQB,
applicando la nota regoletta empirica che fornisce la distanza
di 94 nm. per essere sul VOR PLB a 3500 ft.
A questo punto si sgancia l’autopilota dalla
posizione LOC/VOR e si aggancia all’HDG SEL, selezionando
manualmente le rotte sull’HSI.
Il
programma FSMetar riceve e comunica i METAR di Plattsburgh.
Continua la discesa oltre il VOR e si impostano i parametri per
l’atterraggio ILS Rwy 06. Una volta inseriti sulla rotta
330°, anche l’autopilota viene messo in modalità ILS.
Sempre
regolando il rateo di discesa tramite il trim e manualmente la
velocità si assume la configurazione di atterraggio secondo le
tabelle relative al peso di 190.000 lb., cioè flaps 35° e 140
kts.
In questa
configurazione si atterra alle 21:39 UTC, 16:39 locali, dopo 8h
14’ di volo.
Al momento
dell’atterraggio rimangono nei serbatoi 9.700 lb di
carburante, sufficienti per altri 45’ di volo.

Conclusioni
Il volo
simulato si è svolto senza intoppi e si è potuto constatare,
dopo qualche incertezza iniziale,
il perfetto funzionamento di tutti i componenti, sia del
modello di volo del DC-8-42 di HJG, sia dell’INS implementato
da Marco Ravanello e Gianfranco Corrias, sia dell’autopilota a
due assi fornito col pannello sempre di HJG.
Spero che questo racconto serva di stimolo a
chi voglia cimentarsi con qualcosa di più impegnativo che il
solito Roma-Milano con l’autopilota a tre assi di default su
quasi tutti i liners per FS2002 e FS2004.
Colgo l’occasione
per ringraziare Francesco “Barbabianca” Re che mi ha fornito
l’orario originale Alitalia.
Udine,
12 marzo 2004