Come
tutti ormai sanno, il 24 ottobre 2003 British Airways ha
effettuato l’ultimo volo regolare col Concorde, da New York a
Londra, volo BA002.
Per
l’occasione ho voluto rendere omaggio a questo bellissimo
aeroplano volando virtualmente la stessa tratta in contemporanea
al volo reale.
L’ora
di partenza dall’aeroporto J.F.Kennedy, KJFK, originariamente
fissata per le 07:00 locali è stata spostata alle 08:30, quindi
le 12:30 UTC, le 13:30 in Italia.
Per
quell’ora, anzi un po’ prima, sono pronto davanti al PC, così
configurato:
FS2004, aeromobile Concorde pay-ware della Perfect Flight
compreso di pannello, livrea Tropic Air adattata, parcheggio al
Terminale 7 di KJFK (quello di British Airways), orario settato
sulle 08:15 locali, meteo reale.
Imbarco
il massimo carico di carburante, 31.520 galloni distribuiti in 4
serbatoi. Come vedremo più tardi questa distribuzione del
carico è importantissima per la dinamica del volo del Concorde.
Carico pagante ridotto all’80%.... qualcuno, all’ultimo
momento non è salito a bordo!
Collegamento
ad IVAO, per constatare che nonostante l’avvenimento possa
potenzialmente richiamare alcuni piloti virtuali, nessun
controllore è collegato per l’aerea di New York o altre aree
interessate all’allontanamento dagli USA.
Il
piano di volo prevede la rotta classica del Concorde, con
decollo dalla 13L, allontanamento verso il mare, e rotta diretta
per l’Inghilterra. Sull’Atlantico settentrionale ci sono tre
rotte fisse per gli SST (Super Sonic Trasport), differenti dal
sistema NAT (rotte limitate a FL400) in quanto il Concorde vola
più in alto, a FL580, dove non c’è molto traffico!
Normalmente
il Concorde usa un sistema di navigazione inerziale, ma questo
non è implementato nella versione per FS2004, dunque per poter
usare l’autopilota, almeno per la navigazione orizzontale,
bisogna ricorrere al GPS. Il piano di volo viene quindi
caricato, attivato il GPS e settato l’autopilota a seguirlo.
Progettato
e costruito a cavallo degli anni ’50 e ’60, il Concorde non
possiede un FMS (Flight
Management System) come i liners più moderni, quindi la
gestione del volo è ancora fatta “a mano”; per questo a
bordo, oltre ai due piloti, c’è un ingegnere di volo.
L’autopilota e la sua impostazione diretta costituisce un
elemento fondamentale nella condotta del volo. Pertanto
un’altra impostazione è quella della quota iniziale di 30.000
piedi, un rateo di salita di 2500 fpm, la velocità di 250 nodi.
Con
questi settaggi, naso abbassato a –5°, inizio il rullaggio
verso il punto attesa della 13L.
Visto
che non c’è nessun traffico, mi allineo, controllo
un’ultima volta la check list (vorrei tanto avere un
co-pilota...), accendo i postbruciatori agendo sul
“pianoforte”, una serie di tasti bianchi sotto il gruppo
manette, e “Tre, due, uno, ora!” porto le manette tutto
avanti... la velocità sale, V1 a 165 kts, Vr 190 kts,
rotazione, tiro indietro il joystick (non ho il volantino....)
fino a segnare 13° a salire e stacco le ruote da terra. Sono le
08:32 locali. Raggiunta la V2 di 220 kts ritraggo il carrello.
Non potendo superare i 250 kts al disotto di FL100, spengo i
postbruciatori e continuo la salita.

L’autopilota
collegato al GPS ci fa seguire la rotta di allontanamento e
superato FL100 dopo 4 minuti dal decollo imposto la nuova
velocità a 400 kts, riducendo il rateo di salita a 2000 fpm per
non aumentare troppo la resistenza. Il mio piano di volo prevede
di salire fino a FL300 rimanendo subsonici, e solo a questa
quota iniziare l’accelerazione verso la velocità di crociera
di M 2-2,05.
Come
accennato precedentemente, l’architettura a delta dell’ala
del Concorde fa si che aumentando la velocità, il centro di
resistenza si sposta notevolmente verso la coda, generando un
momento picchiante. Per non sollecitare eccessivamete le
superfici di controllo (i sei elevoni sistemati sul bordo
d’uscita dell’ala) è stato studiato un sistema di
spostamento del centro di gravità attuato mediante il
trasferimento di carburante tra un serbatoio anteriore e uno
posteriore situato all’estremità della fusoliera.
Questo
trasferimento è gestito attraverso un apposito pannello che
comprende gli indicatori di livello dei serbatoi, il comando
della pompa di trasferimento e un indicatore della posizione del
centro di gravità, che deve sempre trovarsi all’interno di
due indici posizionati da un computer apposito. L’indicatore
della posizione del centro di gravità è ripetuto sul pannello
principale e costituisce uno strumento fondamentale per la
condotta del volo.

Ritorniamo
dunque al volo... durante la salita verso la quota di
transizione supersonica, inizio il trasferimento del carburante
verso il serbatoio posteriore. Nello stesso tempo regolo la
velocità in modo da restare sempre entro i limiti della Vmax
per quella determinata quota, indicata sull’anemometro da
un’apposita lancetta arancio e nera. Raggiunti M 0.95, stacco
l”IAS Hold” e passo al “Mach hold”. Sono passati 15
minuti dal decollo e ho raggiunto FL300, il centro di gravità
è entro i limiti e posso quindi iniziare la transizione a
supersonico con contemporanea salita al livello finale 580.

Livello
a FL 300, imposto il nuovo livello di volo a FL580, rateo di
salita 2000 fpm, velocità M 1.2 e inserisco i postbruciatori a
coppie per ridurre l’effetto “calcio nella schiena”,
certamente non gradito ai miei passeggeri. L’aereo comincia a
salire ed accelerare. Superati M 1.0, è fondamentale aumentare
gradatamente la velocità man mano che si sale, perchè una
velocità troppo alta ad una quota ancora troppo bassa innesca
pericolosi fenomeni di delfinamento. Seguo pertanto
sull’anemometro la lancetta limite e aumento fino a M 1.7,
a FL400 e a 28 minuti dal decollo.
Raggiunta
la velocità corrispondente a M 1.7 spengo i postbruciatori e
continuo la salita; raggiungo FL500 e M 2.0 dopo 35 minuti e il
livello finale 580, M 2.05 dopo 41 minuti dal decollo.
Quest’ultima
parte della salita è molto dolce e lenta e avviene quasi
solamente per effetto dell’alleggerimento dell’aereo causato
dal consumo del carburante.
L’anemometro
indica un’IAS di 480 kts, il GPS riporta una GS di 1180 kts e
il machmetro segna M 2.05. In questo momento percorriamo circa
36 Km. al minuto!
La
velocità, a questa quota, dipende moltissimo dalla temperatura
dell’aria. Avendo inserito il meteo reale (e sperando che i
dati riportati siano fedeli anche a questa quota) noto una
temperatura esterna di –54°, leggermente troppo “calda”
per il funzionamento ottimale degli Olympus; infatti il consumo
di carburante è un po’ più elevato del previsto e la
temperatura dell’estremità del muso è di poco superiore ai
127° di riferimento.

Dal
confronto fra le due figure del cockpit a FL280 e FL580, si può
notare di quanto si sia spostato all’indietro il centro di
gravità e di come il serbatoio di compensazione anteriore si
stia rapidamente vuotando.

Ci
attendono ora 2 ore di volo tranquillo, con la sola
preoccupazione di bilanciare continuamente l’aeroplano,
resistenza e spinta, e controllare che l’autopilota segua
fedelmente le indicazioni del GPS. Proseguendo lungo la rotta
rilevo che la temperatura esterna diminuisce e passa a –62° e
contemporaneamente anche il consumo diminuisce leggermente... il
modello di volo di questo aeroplano è proprio accurato.
Quando
mancano 30 minuti e circa 260 miglia allo stimato di arrivo
bisogna cominciare a ridurre la velocità per arrivare a valori
subsonici prima di raggiungere la terraferma. Ci troviamo in
questo momento al largo dell’Irlanda. Riduco la spinta e
subito la resistenza si fa sentire, bisogna trasferire il
carburante nel serbatoio di compensazione anteriore. Il nuovo
limite è M 1.6 e il Concorde impiega circa 100 miglia per
arrivarci. Inizia anche la discesa con un rateo di 5000 fpm
verso FL400 e successivamente, dopo un breve livellamento, per
FL 200 e M 0.95 a 3000 fpm. Adesso il Concorde vola come un
qualunque liner. Ancora un breve livellamento e poi giù per
FL100, passando dal machmetro all’anemometro e impostando una
IAS di 250 kts. A 270 kts abbasso il visore e il muso a –5°
ed inizio l’avvicinamento.

Nel
frattempo sono entrato nello spazio aereo di London_CTR, ma non
c’è nessuno in linea. C’è invece il controllore di
Heathrow Avvicinamento, EGLL_APP. Lo contatto con largo anticipo
e l’ATIS mi informa di visibilità scarsa e soprattutto che è
in uso la pista 27R. Il mio piano di volo originale prevede un
atterraggio sulla 09R, e sinceramente non ho tempo e voglia di
rifare tutti i calcoli ed impostare una nuova rotta di
avvicinamento che mi costringerebbe a fare un’inversione
completa. Chiedo quindi se non sia possibile usare la 09R, e con
mio grande sollievo sono autorizzato fin d’ora.
L’avvicinamento, assieme alla transizione supersonica, sono a
mio avviso le fasi più delicate del volo, perchè sembra che il
Concorde non voglia mai rallentare. Non dimentichiamo che non ci
sono i flaps, ed è solo l’assetto che permette di controllare
la velocità.

Continuo
l’avvicinamento sorvolando la campagna inglese e quando sono
sotto controllo radar vengo autorizzato ad un diretto per la
09R. Abbasso completamente il muso, riduco la velocità a 190
kts e faccio assumere all’aereo il tipico assetto cabrato a
10°. L’ATC mi autorizza per 2500ft.

A
12 miglia intercetto il localizzatore e a 6 miglia dalla pista
sono stabilizzato sul sentiero di discesa. Riduco ulteriormente
la velocità fino a 160 kts, stacco l’autopilota che mi ha
portato fin qui, estraggo il carrello e in breve tocco terra.
Inserisco i reverse quando ancora il ruotino anteriore è
sollevato, ma devo aspettare che questo tocchi per poter
frenare. Sono le 17:04 locali, 12’ di ritardo dopo 3h e 32’
di volo. Mi sono rimasti solo 4.000 galloni degli iniziali
31.250, forse sufficienti per una riattaccata in caso di “missed”,
ma non di più...!


Nota:
In questa foto il muso non è completamente abbassato perchè è
tratta dalla registrazione del volo... ero troppo occupato ad
atterrare per fare anche la foto!